La paura è una delle emozioni di base, che ciascuno di noi possiede sin dalla nascita, e ha la funzione di proteggerci dai pericoli. Sebbene dunque spesso attribuiamo alla paura un’accezione negativa, in realtà è un’emozione utilissima (se un’automobile stesse arrivando verso di noi a tutta velocità e non ci spaventassimo sarebbe un problema).
L’ansia invece subentra successivamente, quando la struttura del pensiero diventa più complessa e diventiamo capaci di prefigurarci dei pericoli futuri (per esempio la recita di fine anno scolastico o l’interrogazione del giorno dopo o un colloquio di lavoro quando diventiamo adulti).
Dunque possiamo dire che l’ansia è una forma di paura un po’ più complessa: entrambe hanno lo scopo di proteggerci da un pericolo, con la differenza che la reazione di paura è improvvisa, automatica, ha un tempo di durata ben preciso nel tempo (svanisce quando la fonte di pericolo decade) e si lega ad un oggetto specifico nel qui ed ora, nel presente. Al contrario, nel caso dell’ansia, la fonte di minaccia si colloca generalmente nel futuro e il senso di disagio legato a tale emozione dura di più (finché l’evento temuto non sarà andato a buon fine).
La paura è “uguale per tutti”: se un’automobile sta per investirmi automaticamente mi spavento e questa è una reazione spontanea ed innata, cioè reagiremmo tutti allo stesso modo di fronte a questo evento. L’ansia invece non lo è, ma è legata ad elementi più soggettivi, cioè al significato che attribuiamo agli eventi: di fronte ad un colloquio di lavoro non tutti proverebbero lo stesso livello di ansia o addirittura non tutti proverebbero ansia.
O ancora, spesso l’ansia implica che dietro all’evento temuto ci sia un ragionamento più complesso, cioè non ci si ferma al colloquio di lavoro in sé ma a tutti gli scenari futuri che immaginiamo a seconda dell’esito: se andrà bene potrò comprarmi una casa, potrò diventare una persona rispettabile, potrò sentirmi utile; se andrà male la gente penserà di me che sono un fallito, non mi sentirò all’altezza, deluderò il mio partner.
Questo perché l’ansia coinvolge un sistema di pensiero complesso, cioè la capacità di fare previsioni, di fare valutazioni sulle conseguenze, di compiere ragionamenti ipotetici e di dare interpretazioni agli eventi.
Di per sé l’ansia non è sbagliata, anzi può essere molto utile per motivarci ad effettuare il colloquio di lavoro in questione permettendoci di prepararci al meglio e di prevedere quali possono essere i possibili esiti delle nostre azioni.
Quando allora l’ansia si trasforma in un DISTURBO d’ansia?
Possiamo dire che fino ad un certo punto l’ansia ci è di aiuto per costruire le condizioni affinché qualcosa vada bene; mentre se la preoccupazione diventa eccessiva e irrealistica, allora si trasforma in disturbo.
In termini cognitivi la tendenza ad essere ansiosi è dovuta alla percezione della realtà come minacciosa e di se stessi come incapaci di far fronte agli eventi. Così i soggetti ansiosi tendono ad essere ipervigilanti per cogliere ogni possibile minaccia presente nell’ambiente e, una volta trovata, concentrano l’attenzione su di essa trascurando tutti gli altri possibili segnali rassicuranti. Altra condizione fondamentale, è che il soggetto valuti come minacciato il raggiungimento di un proprio scopo importante: quanto più è significativo lo scopo, tanto più intensa sarà l’ansia.
Perché infine si parla di preoccupazione irrealistica? Prendiamo l’esempio di una persona con la fobia dei topi. Questa ipotetica persona sa bene che i topi non lo divoreranno e quindi possiamo definire la sua ansia “irrealistica”, cioè ha paura di qualcosa che sappiamo tutti non accadrà mai. Perché questa persona ha paura allora? Questa persona non ha paura dei topi ma ha paura che, vedendone uno, possa sperimentare delle emozioni di paura e disgusto talmente forti da non poterle sopportare. Ciò di cui si ha paura realmente quindi sono le proprie emozioni, temendo che possano essere talmente forti da non poterle tollerare, di non poter sopravvivere ad esse. Il fobico o la persona con attacchi di panico hanno paura della paura; chi soffre di fobia sociale, ovvero la paura di fare delle cose in pubblico come parlare o mangiare, ha paura della vergogna; le persone con un disturbo ossessivo compulsivo hanno paura del senso di colpa, cioè temono che le proprie azioni possano avere conseguenze irreparabili e imperdonabili; nel disturbo d’ansia generalizzato la preoccupazione si stende su tutto senza soffermarsi su uno specifico oggetto; nel disturbo di ansia da separazione si teme di non essere capaci di affrontare la tristezza e il dolore che derivano dalla perdita di una persona cara; nel disturbo da stress post traumatico la persona rivive continuamente nella memoria e nei sogni un’esperienza traumatica; nell’ipocondria si teme non la malattia in sé, ma la stessa paura di avere una malattia, motivo per cui non si trova mai una risposta adeguata al suo malessere.




