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L’uso di droghe nel contesto lavorativo: quali le cause e le professioni più a rischio

02 Gen

L’uso di droghe sul posto di lavoro è un fenomeno oramai conclamato: tra le principali cause la necessità di resistere a condizioni lavorative altamente stressanti e il desiderio di migliorare le proprie performance. Sono tante le motivazioni che possono spingere una persona a fare uso di sostanze sul posto di lavoro: il desiderio di essere più efficienti, più creativi, più rapidi nello svolgimento delle proprie mansioni, di provare meno ansia e frustrazione dovute ai conflitti tra i colleghi o alle pressioni del capo.

Quali sono le sostanze più usate nel contesto lavorativo?

Le sostanze più usate sul posto di lavoro sono:

  • La cocaina. È una droga che fa sentire meno la pesantezza dello stress, rende più svegli, performanti, aumenta la concentrazione. Tuttavia l’altro lato della medaglia, una volta diventati dipendenti da tale sostanze, è costituito da un’elevata impulsività, da una forte attivazione fisiologica, sbalzi d’umore, disforia, significativi stati di ansia e agitazione e disturbi cardiaci.
  • Le anfetamine. Vengono usate per sentirsi particolarmente vigili o per migliorare le prestazioni lavorative, provando una sensazione di maggiore euforia, sicurezza e fiducia in se stessi; riducono la percezione di fatica con un incremento dell’attenzione e della concentrazione. A lungo termine però le conseguenze possono essere ansia, depressione, allucinazioni, cefalea ricorrente, disturbi del sonno, disturbi gastrointestinali, disordini cardiovascolari.
  • L’LSD. Sostanze psichedeliche assunte in quantità ridotta favoriscono attenzione, concentrazione e creatività; l’uso di LSD è infatti molto diffuso tra gli artisti. Gli effetti collaterali sono costituiti da allucinazioni, ansia, attacchi di panico e psicosi.
  • Farmaci stimolanti, come il modafinil. A differenza delle precedenti sostanze non sono illegali, ma sono farmaci prescritti per incrementare il livello di attivazione, per esempio a chi soffre di narcolessia. Chi le usa sul posto di lavoro sperimenta un umore più positivo e capacità intellettive più acute. Non sono ancora stati effettuati studi sull’uso a lungo termine di questo tipo di farmaci, per cui la comunità scientifica non è ancora al corrente di eventuali effetti collaterali prodotti.

La cocaina sembra essere la sostanza preferita dai lavoratori: solo nella città di Milano il consumo di cocaina cresce del 30% all’anno. Inoltre questa sostanza si trova ormai ovunque e a prezzi accessibili a tutte le categorie di lavoratori: dai professionisti agli operai. 

Secondo un’indagine del Centro di Monitoraggio Europeo per la Droga e per la Tossicodipendenza, il 7,6% degli italiani fra 15 e 64 anni ha sniffato almeno una volta nella vita, mentre l’1,8% dei giovani fra 15 e 34 nel corso del 2017; la cocaina risulta infatti essere la seconda droga per assunzione dopo la cannabis.

Sebbene non esistano dati nazionali che forniscano delle percentuali relative al consumo di cocaina sul posto di lavoro, secondo le statistiche fornite da alcuni Ser.T. (Servizi per le Tossicodipendenze) di Milano e Torino, le professioni tra cui il consumo di cocaina è più diffuso risultano essere cuochi e camerieri nel settore della ristorazione, gli operai delle fabbriche o del settore del trasporto pubblico, ma anche medici (soprattutto chirurghi o medici che lavorano su turni) e professionisti del settore del management e della finanza: sono infatti tutte professioni che richiedono un’elevata resistenza allo stress prodotto dalla necessità di turni lunghi e massacranti, dallo svolgimento di mansioni meccaniche e annichilenti, dall’elevata concentrazione richiesta nello svolgimento del proprio lavoro o dal desiderio di performance sempre più elevate.

A rischio sono anche i cosiddetti workaholics, cioè quelle persone che sviluppano una vera e propria dipendenza dal lavoro sacrificando ogni cosa (tempo libero, relazioni affettive) ad esso. I workaholics possono lavorare anche per oltre 12 ore al giorno oltre a provare forti reazioni di stress, ansia, agitazione e vuoto quando non possono lavorare: dunque è frequente che ricorrano all’uso di sostanze sia per poter mantenere ritmi da stacanovisti sia per ridurre i vari sintomi secondari che tale dipendenza comporta.

Quali sono le conseguenze dell’uso di sostanze sul posto di lavoro?

Ci possono essere conseguenze più visibili nel breve termine, come la presenza di stati di ansia o alterazione dell’umore, irritabilità, agitazione o attivazione fisiologica che possono portare a commettere degli errori; conseguenze più visibili nel lungo termine, come il calo di attenzione, concentrazione e memoria, calo della produttività, aumento degli incidenti sul lavoro e dell’assenteismo o addirittura il licenziamento. Alcune specifiche categorie di lavoratori (soprattutto nel settore dei trasporti) devono essere obbligatoriamente sottoposte ad accertamenti relativi all’uso di sostanze stupefacenti; qualora un dipendente dovesse risultare positivo al controllo dovrà rivolgersi ad un Ser.T. per il trattamento della dipendenza e potrà poi essere riammesso al lavoro solo a seguito di certificazione di remissione completa. Se il lavoratore si rifiuta di rispettare tale procedura viene licenziato.

Non in tutti i contesti lavorativi però è prevista tale procedura obbligatoria, che consente ai lavoratori tossicodipendenti di non perdere il posto di lavoro: in altri casi il datore di lavoro che scopre che un suo dipendente fa uso di sostanze potrebbe anche scegliere di licenziarlo in tronco.

Sarebbe dunque indicato, per chi usa sostanze per le ragioni sopra esposte, rivolgersi ad un professionista per diventare consapevoli delle cause che spingono all’assunzione di sostanze sul posto di lavoro e ridurre le conseguenze di tale comportamento, evitando di mettere a rischio la propria salute e la propria vita sociale e lavorativa.

 

La Dott.ssa Annarita Scarola è una Psicologa Psicoterapeuta specializzata in Dipendenze Comportamentali con sede a Milano.

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