Il termine apatia deriva dal greco a-pathos, che significa assenza di passione, e si riferisce ad uno stato di indifferenza, di vuoto, legato alla perdita o alla riduzione della motivazione rispetto a qualsiasi attività o al raggiungimento di qualsiasi obiettivo, anche quelli verso i quali la persona era precedentemente interessata, associata alla compromissione di varie facoltà cognitive (attenzione, concentrazione, memoria) ed emotive (le persone apatiche tendono infatti a sperimentare emozioni con minore intensità o riferiscono un totale appiattimento affettivo).
Sintomi dell’apatia
Le persone affette da apatia riportano generalmente difficoltà nell’intraprendere nuovi comportamenti o nel prendere iniziative, non hanno voglia di fare nulla (sia che si tratti di attività legate al dovere sia che si tratti di attività piacevoli legate al tempo libero), non hanno entusiasmo per la vita in generale, avvertono un costante senso di vuoto, non provano più gioia verso gli stimoli esterni (neanche quelli che prima le rendevano felici), sono sopraffatte dall’indifferenza e dalla noia.
Spesso l’apatia viene confusa con la depressione ma è scorretto sovrapporli, poiché l’apatia è solo un sintomo di questo quadro diagnostico, che presenta anche altre caratteristiche ben precise. Una persona potrebbe provare apatia senza necessariamente essere depressa, come sicuramente l’apatia è un segnale importante di cui tener conto per poter effettuare una diagnosi corretta.
È facile anche confondere l’apatia con la pigrizia ma in realtà è un fenomeno completamente diverso, poiché la pigrizia è un tratto caratteriale e non una condizione clinicamente rilevante dal punto di vista psicologico, non è associata a sofferenza da parte di chi la sperimenta e non comporta tutte quelle conseguenze legate alla sfera cognitiva ed emotiva sopra descritte.
E’ facile infatti che le persone apatiche si definiscano o vengano definite semplicemente pigre dagli altri, tendendo così di conseguenza a sentirsi colpevoli e responsabili di questo stato, condizione che naturalmente va a peggiorare il senso di frustrazione da loro sperimentato.
In realtà però l’apatia non è un difetto caratteriale o qualcosa di risolvibile con la sola forza di volontà, poiché dietro questa manifestazione sintomatologica possono esserci delle cause ben più serie: vediamo quali.
Cause dell’apatia
L’apatia è un sintomo caratteristico di diversi disturbi, come il morbo di Alzheimer o in generale varie forme di demenza, il morbo di Parkinson, il disturbo depressivo maggiore, il disturbo bipolare, la schizofrenia, la corea di Hutington o una delle conseguenze legate all’abuso di sostanze stupefacenti, alcol o farmaci (Pelizza & Ferrari, 2009).
Secondo Husain & Roiser (2018), l’apatia può essere causata da un deficit a livello neurologico provocato da interferenze nei meccanismi neurali che processano la ricompensa; in particolare il deficit riguarderebbe proprio quei processi che motivano l’individuo -o l’animale- a mettere in atto un’azione o un comportamento (come per esempio la valutazione dell’opportunità di mettere in atto un dato comportamento in relazione ai benefici che può comportare e ai costi o allo sforzo richiesto per ottenerli).
In alcuni casi l’apatia potrebbe non necessariamente essere legata ad uno stato di patologia, ma potrebbe trattarsi di una condizione temporanea che il soggetto sperimenta nel momento in cui non è più soddisfatto della propria vita: in questi casi l’apatia è da vedere come un segnale importante che ha la funzione di farci capire che quello che stiamo vivendo non è ciò che davvero desideriamo e che sarebbe opportuno fare scelte diverse.
Talvolta l’apatia può anche essere un atteggiamento ereditato e appreso sin dall’infanzia: le persone che hanno avuto dei genitori con una visione pessimistica della vita e che tendono a scoraggiarsi di fronte ai momenti di fatica e agli imprevisti è più facile che sviluppino atteggiamenti che denotano mancanza di entusiasmo e di motivazione.
Trattamento
Il trattamento più indicato per l’apatia cambia a seconda di quali sono le cause che hanno provocato questa condizione: se l’apatia è un sintomo di un quadro diagnostico preciso come quelli sopra descritti, è sicuramente fondamentale rivolgersi a dei professionisti quali neurologo nel caso di demenze o di malattie neurologiche, psichiatra e psicoterapeuta nel caso di psicopatologie. Anche qualora dovesse trattarsi di una malattia di natura psicologica, come per esempio la depressione maggiore o il disturbo bipolare, è molto importante associare alla psicoterapia anche una terapia farmacologica che aiuti nella regolazione dell’umore. La psicoterapia è invece fondamentale per lavorare sui vari costrutti che si irrigidiscono e portano il paziente a focalizzarsi su una precisa concezione di sé, degli altri e del mondo, senza riuscire a sviluppare visioni alternative, e per lavorare sul riconoscimento e comunicazione delle emozioni, che diventano uno strumento potentissimo per poter accorgersi di cosa non va e poter manifestare all’esterno il proprio disagio interiore.
Qualora invece dovesse trattarsi di uno stato che la persona sperimenta contingentemente ad una precisa fase o difficoltà che si trova ad attraversare, può essere utile un percorso di supporto psicologico al fine di individuare quali sono i fattori che tengono il soggetto bloccato in quella condizione desiderata e di sviluppare le risorse che gli consentano di prendere in considerazione scenari alternativi.
Tuttavia, quando l’apatia rientra in questo quadro, ci sono anche dei passaggi che la persona può provare a mettere in atto in autonomia:
- Interrogarsi su cosa non rende soddisfatti e si vorrebbe migliorare o cambiare;
- Porsi degli obiettivi (raggiungibili) e chiedersi in che direzione si vorrebbe andare;
- Costruire un piano d’azione chiedendosi cosa si possa fare per iniziare a cambiare le cose e ad avvicinarsi all’obiettivo identificato, partendo dalle cose più semplici fino a quelle più complesse;
- Fare un bilancio tra attività di dovere e attività piacevoli e, se queste ultime sono assenti o scarse, iniziare a dedicarvi più spazio. Ci si può prendere un periodo di pausa dal lavoro oppure programmare piccole attività piacevoli ma quotidiane da inserire all’interno della routine giornaliera: è importante ricordarsi che le energie non vanno solo spese ma anche ricaricate.
Sicuramente è importante riconoscere lo stato di apatia e non pensare, come la stessa apatia può indurre a fare, che si tratti di una condizione statica dalla quale è impossibile tirarsi fuori: chiedere aiuto non è segno di debolezza ma di maturità e di volontà di prendersi cura di se stessi.
Bibliografia
Husain, M., & Roiser, J. P. (2018). Neuroscience of apathy and anhedonia: a transdiagnostic approach. Nature Reviews Neuroscience, 1.
Pelizza, L., & Ferrari, A. (2009). Anhedonia in schizophrenia and major depression: state or trait?. Annals of General Psychiatry, 8(1), 22.




