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Invidia e confronto sociale: l’emozione del senso di inferiorità

10 Giu

Definizione di invidia

L’invidia è un’emozione che rientra tra le cosiddette emozioni sociali, ovvero quelle emozioni che si sviluppano intorno ai due anni circa, periodo in cui il bambino esce dalla fase caratterizzata dall’egocentrismo e dalla fusionalità relazionale con la madre e diventa consapevole della presenza dell’Altro, con cui inizia e impara gradualmente a confrontarsi. Le emozioni sociali si distinguono da quelle primarie, innate, che sono presenti nel bambino sin dalla nascita.

Secondo D’Urso (2013) l’invidia è un’emozione strettamente legata all’immagine che una persona ha di se stessa, e può essere definita come il desiderio di possedere un bene, una qualità o una condizione che implichi un confronto tra il soggetto, frustrato nel suo desiderio, e chi invece possiede ciò che il soggetto desidera.

Non si tratta di un semplice desiderare ciò che non si ha (non c’è nulla di patologico nel voler migliorare la propria condizione), ma quando si prova invidia è presente anche un forte aspetto di rivalità e competizione con l’altro: il soggetto si percepisce in uno stato di mancanza, che si manifesta proprio a partire dal confronto sociale con chi possiede il bene o la condizione che il soggetto desidera (Frijda, 1986). Alla base dell’invidia c’è dunque la presenza di una convinzione di inadeguatezza o di inferiorità nei confronti degli altri, che porta ad una costante autosvalutazione. La sofferenza di chi prova invidia deriva infatti proprio dal constatare che il suo obiettivo è raggiungibile per altri ma non per se stesso. Chi prova invidia pertanto soffre nel vedere che gli altri sono in grado di raggiungere ciò che lui vorrebbe, e prova ostilità verso chi gli causa questa sofferenza (Castelfranchi, Miceli e Parisi, 1988).

In alcuni casi l’invidia può anche coinvolgere la sfera morale della persona, laddove è accompagnata da una rigida idea di ingiustizia legata al fatto che altri posseggano ciò che il soggetto non ha.

Sebbene esista un’invidia buona, che funge da spinta per la persona che trova così la motivazione a voler migliorare alcuni aspetti della propria vita e a ridurre la percezione del gap tra sé e gli altri, riducendo di conseguenza il senso di inferiorità e di inadeguatezza, solitamente l’invidia non è un’emozione socialmente desiderabile e, quindi, chi la prova tende a negarla e non ne parla volentieri (Girotti, Marchetti e Antonietti, 1992); è più facile invece attribuire agli altri tale emozione, sempre al fine di uscire vincenti nel confronto sociale.

Differenze tra invidia e gelosia

Spesso l’invidia viene confusa con un’altra emozione sociale, la gelosia.

Sebbene entrambe le emozioni rimandino ad un nucleo di bassa autostima e alla presenza di un confronto con gli altri dal quale il soggetto esce perdente, ci sono delle nette differenze tra le due emozioni: la gelosia riguarda il desiderio di voler possedere un oggetto o una persona solo per sé, sensazione accompagnata dal timore che altri, con cui ci si sente in competizione, possano minacciare l’esclusività del legame affettivo (in sostanza “questo è mio e ho paura che tu possa prendermelo”). L’invidia invece consiste nel desiderare che un oggetto posseduto da altri o una condizione di cui gli altri beneficiano diventi propria (cioè “anch’io vorrei avere ciò che hai tu”).

La gelosia è associata alla possessività ed è accompagnata da un atteggiamento paranoico di controllo, sospettosità e mancanza di fiducia negli altri e soprattutto nel partner, da una bassa autostima e dalla preoccupazione di non essere abbastanza o di essere inferiori agli altri -come status sociale, aspetto fisico, posizione economica, condizione che giustificherebbe il timore che il proprio partner possa preferire altri a sé. Anche l’invidia è accompagnata da un forte senso di inferiorità e si sviluppa a partire dalla percezione di trovarsi in una posizione di svantaggio rispetto ad altri, ma è più accompagnata da un sentimento di ingiustizia e ostilità verso gli altri.

Il funzionamento del soggetto con invidia patologica

L’invidia, come anche la gelosia, sono emozioni che capita a tutti di provare, quindi non sono patologiche in sé e per sé e non c’è nulla di sbagliato in chi le sperimenta. Ciò che rende patologiche queste emozioni sono i caratteri di rigidità, intensità e pervasività con cui le si prova, con anche, di conseguenza, la struttura di pensiero e gli schemi comportamentali ad esse associati.

Abbiamo visto come l’invidia possa anche avere una valenza positiva, se parte da un atteggiamento di stima e ammirazione verso la persona che possiede ciò che si desidera e questo offre la spinta ad impegnarsi ed automigliorarsi proprio a partire dalla percezione di mancanza che emerge nel confronto con l’altro. Questo però implica che il soggetto sia convinto di possedere le risorse per riuscire a raggiungere la posizione desiderata e che riesca a sentirsi soddisfatto e contento di sé nel momento in cui raggiunge l’obiettivo desiderato.

Al contrario, l’invidia può diventare patologica se lo schema di pensiero, le emozioni e i comportamenti disfunzionali ad essa associati restano rigidi e sono talmente pervasivi da impedire al soggetto di potersi mai sentire soddisfatto di sé e di ciò che ha costruito.

Vediamo più nel dettaglio come funziona chi prova invidia nella sua forma patologica:

  • a livello cognitivo, il soggetto continua a percepirsi inferiore, mancante, impotente, perdente, con vissuti di bassa autostima, di inadeguatezza, sfiducia in se stesso, capacità e autosvalutazione;
  • a livello emotivo chi prova invidia tende a provare forte rabbia, frustrazione, vergogna, senso di ingiustizia e indignazione;
  • a livello comportamentale il soggetto tende a mettere in atto schemi quali ruminazione rabbiosa, autocommiserazione, comportamenti distruttivi e aggressivi verso se stessi o verso gli altri, evitamento delle situazioni in cui il confronto con gli altri genera molta sofferenza psicologica e rinuncia ad impegnarsi per raggiungere l’obiettivo desiderato;
  • a livello relazionale chi prova invidia patologica prova molto astio e rancore verso la persona invidiata, che diventa spesso bersaglio di odio, critiche e invettive. Spesso sono inoltre presenti dinamiche di evitamento dei contesti che ben si prestano al confronto sociale, comportamenti di svalutazione e denigrazione dell’altro e desiderio di danneggiarlo fino a sperare che gli accada qualcosa di spiacevole (accompagnato talvolta ad agiti che vanno in questa direzione).

Cause dell’invidia patologica

All’origine dell’invida patologica sono generalmente presenti delle forme traumatiche in cui il soggetto o è stato vittima di un’esperienza di forte ingiustizia e deprivazione (per esempio perdita del lavoro per cedere la propria posizione al figlio del capo), oppure sono presenti quadri di trauma complesso e attaccamento disorganizzato in cui la persona, nel corso della propria infanzia, è stata ripetutamente esposta – nel contesto domestico o scolastico- a vissuti di criticismo, aggressività, umiliazione, denigrazione, mancanza di approvazione, situazioni di confronto dalle quali usciva sempre perdente, indegnità e messa in discussione del valore personale. In questi casi è facile che si strutturi quella dinamica in cui il soggetto si indentifica con il perpetratore, cioè interiorizzi la modalità di relazione critica e umiliante del caregiver e sviluppi questo stesso atteggiamento verso se stesso e verso gli altri, perpetuando il circolo vizioso dell’abuso.

Bibliografia

  • Castelfranchi, C., Miceli, M. e Parisi, D. (1988). Invidia, in C. Castelfranchi, Che figura. Emozione e immagine sociale, Il mulino, Bologna.
  • D’Urso, V. (2013). Psicologia della gelosia e dell’invidia. Carocci Editore
  • Frijda, N. (1986). The emotions, Cambridge University Press (trad. It. Il mulino, Bologna, 1990).
  • Girotti, G., Marchetti, A., e Antonietti, A. (1992). Tra il dire e il sentire, Cleup, Padova.

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