In queste ultime settimane, a causa dell’inaspettata emergenza Covid-19, siamo stati chiamati ad affrontare la sfida dell’isolamento, che ha comportato anche l’emergere di emozioni contrastanti, talvolta difficili da gestire, come l’ansia, la paura e l’incertezza.
Adesso ci troviamo di fronte a una nuova sfida, connessa a quella affrontata sino a qui: si tratta della sfida della ripartenza, che non significa tornare al mondo così come lo abbiamo lasciato prima della diffusione della pandemia, ma imparare a convivere con il virus, attraverso una lenta e graduale ripresa delle principali attività lavorative e sociali, senza dimenticare le precauzioni sin qui adottate.
Vediamo quali sono le emozioni e gli stati d’animo maggiormente sperimentati dalle persone in questa nuova fase:
- Euforia per la ripresa. Molta gente è desiderosa di ritornare al più presto alla vita ordinaria che svolgeva prima della pandemia, talvolta facendo fatica ad accettare che in questa fase questo non è ancora completamente possibile, ma è ancora necessario mantenere un atteggiamento di cautela nel rispetto delle norme sanitarie indicate;
- Paura del virus, accentuata dalla discordanza di informazioni che ci arrivano rispetto all’effettiva diffusione del virus o alla sua pericolosità;
- Scoraggiamento nell’uscire e nello svolgere le attività ordinarie a causa delle misure di sicurezza da attuare o per il timore di essere additato come untore;
- Paura legata all’incertezza del futuro ed emozioni di frustrazione legate all’impossibilità di programmare e pianificare il futuro;
- Rabbia o sconforto per ciò che ancora non possiamo fare in quanto, come già detto, le attività riprendono in modo graduale;
- C’è anche chi è stato bene, non ha avuto difficoltà ad adattarsi ed è riuscito a costruire un ambiente sereno in casa o in famiglia. Questo può causare reticenza nel riprendere ad incontrare gente o a reimmergersi nella routine frenetica (fenomeno che mediaticamente è stato definito come sindrome della capanna);
- Un altro stato d’animo sperimentato è quello dell’apatia: ci sono persone che si sono appiattite affettivamente e hanno perso passioni ed interessi sia rispetto ad attività che rispetto alle relazioni (in questi casi si può già parlare di sintomatologia depressiva);
- C’è chi deve ancora fare i conti con la malattia o con il lutto (chi è ancora positivo ai tamponi o chi deve confrontarsi con la perdita di una persona cara);
- Infine ci sono i casi di sofferenza più estrema (chi ha perso il lavoro, chi non riavrà più la propria quotidianità, chi deve ricostruire tutto da zero) con i vissuti di ansia, rabbia, sconforto a cui comprensibilmente tutto questo porta (non a caso il tasso di suicidi è aumentato nelle ultime settimane). In questi casi la ripartenza ancora più difficile perché sono venute meno le condizioni precedenti di vita e questo comporta forte sofferenza emotiva ed è richiasta una maggiore capacità di riadattamento.
Quali strategie?
Vediamo quali possono essere le strategie più efficaci da mettere in atto per rispondere nel modo più efficace alle situazioni appena descritte:
- Per molti, la fase dell’isolamento ha costituito un’opportunità unica di riscoperta di passioni interessi, hobby da tempo dimenticati, prima che la pandemia si appropriasse della nostra routine. Sarebbe dunque opportuno non perdere ciò che di buono abbiamo riscoperto per noi, per i nostri cari, anche quando riprenderemo le attività lavorative e ricreative e la nostra vita tornerà ad essere piena come un tempo.
- Non confrontarsi con altre persone: ognuno ha la propria personalità, ognuno ha sperimentato e percepito questo evento in modo diverso, ognuno ha diverse risorse ma anche dei peculiari punti deboli, ognuno mette in atto differenti strategie e con tempi diversi, quindi paragonarsi a chi ha ricominciato più in fretta o ci sembra stare meglio di noi non è efficace.
- Come per il periodo di pandemia, non passare troppo tempo sui social cercando continuamente informazioni sullo stato attuale del virus e della sua diffusione. Premettendo che sarebbe opportuno scegliere con cura le fonti da cui si reperiscono le notizie, sarebbe opportuno dedicare un tempo giornaliero prestabilito all’informazione (per esempio mezz’ora due volte al giorno). Un sovraccarico di informazioni e peraltro contrastanti tra loro può portare a confusione, risentimento e ad un aumento di ansia (costante stato di attivazione e vigilanza).
- Guardare il bicchiere mezzo pieno (questo non vuol dire forzare una visione positiva della realtà ma cercare di produrne una oggettiva): è vero che tante cose ancora non si possono fare, ma è vero anche che pian piano si stanno riaprendo delle possibilità. È dunque importante vedere questo non come un limite ma come un’opportunità, anche facendo confronti con quando eravamo completamente serrati in casa.
- Seguire il principio di gradualità: non bisogna necessariamente fare tutto e subito quello che facevamo prima. Possiamo provare a dare valore a ciò che sentiamo il bisogno di fare con più urgenza e individuare ciò che invece preferiremmo rimandare, definendo delle priorità e scegliendo da cosa ripartire o cosa riaffrontare prima. Questo ci aiuta a sentirci meno sopraffatti dalla realtà che nuovamente incombe e ci dà un maggiore senso di controllo e di rispetto verso le proprie esigenze.
- Nei casi di maggiore sofferenza psicologica e dove non è sufficiente un sostegno “fai da te” è necessario ricorrere a risorse esterne, come il supporto psicologico. Gli psicologi sono a disposizione non solo per percorsi di psicoterapia ma si stanno attivando anche in altre forme di sostegno (diversi centri di psicologia stanno mettendo a disposizione pacchetti di un certo numero di colloqui individuali di supporto, anche in forma gratuita).
Lo psicologo non fornisce un supporto pratico nel risolvere le situazioni in concreto ma offre strumenti per far fronte alla sofferenza emotiva evitando che possa sfociare in più gravi forme di psicopatologia. Per esempio offre un valido aiuto nel permettere alle persone di sviluppare un atteggiamento di resilienza di fronte agli aventi difficili, ovvero la capacità di far fronte ad eventi traumatici in maniera positiva, riorganizzando la propria vita di fronte alle difficoltà, facendo leva sulle proprie risorse.




