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Il trauma complesso, quando il passato è ancora presente

17 Dic

Esistono due tipi di quadri sintomatici che si sviluppano intorno al trauma: il trauma semplice e il trauma complesso.

Il trauma semplice o PTSD (disturbo da stress post traumatico) è costituito da quei sintomi che si sviluppano dopo che la persona ha subito un trauma unico e puntuale nella propria vita, in cui in sostanza ha avuto una percezione di minaccia alla propria o altrui incolumità. I sintomi del PTSD sono tipicamente: flashback dell’evento, incubi, evitamento di ricordi o stimoli correlati, produzione di pensieri ed emozioni negative, calo delle funzioni cognitive quali attenzione, concentrazione e memoria, irritabilità, ipervigilanza, iperattivazione e disturbi del sonno. Questi sintomi durano per almeno un mese dopo il trauma.

Nel trauma complesso invece non c’è un evento preciso che dà origine al disturbo, ma c’è un’esposizione a situazioni prolungate di natura traumatica (come per esempio esperienze di violenza domestica prolungata, tortura, rapimento, schiavitù, prigionia di guerra) o un’esposizione continua e ripetuta, talvolta cronica, a traumi interpersonali precoci, ovvero ad esperienze quali gravi negligenze nell’accudimento, trascuratezza fisica o emotiva, abbandono, forti invalidazioni o umiliazioni, presenza di un malato psichico o di persone con problemi con la giustizia in famiglia, abusi sessuali ripetuti, sfruttamento sessuale come prostituzione o pornografia.

Le probabilità di sviluppare un PTSD complesso piuttosto che semplice, come anche le probabilità di averlo in forma più grave, aumentano in relazione ad alcuni fattori quali: la precocità del trauma (se avviene in infanzia o adolescenza), l’esposizione alla situazione traumatica è cronica e non come evento isolato, non era possibile fuggire dalla situazione traumatica, i traumi subiti sono stati molteplici, il perpetratore della violenza è stata una persona cara (un genitore, un familiare, il partner, una figura educativa importante).

Sintomatologia del trauma complesso

Sebbene non tutte le persone esposte ad eventi di questo tipo sviluppano un trauma complesso né tutte hanno le stesse manifestazioni sintomatologiche, esistono delle caratteristiche comuni che tendenzialmente le persone vittime di trauma complesso presentano.

Il quadro sintomatologico presente in queste persone è stato per lungo tempo definito Disturbo da Stress Estremo non Altrimenti Specificato (DESNOS) finché, con la pubblicazione dell’undicesima edizione dell’International Classification of Diseases (ICD-11), l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ufficialmente riconosciuto la diagnosi di Disturbo da stress post-traumatico complesso (C-PTSD, Complex PTSD).

Secondo l’ICD-11, la diagnosi di PTSD complesso prevede che anzitutto siano presenti i tre principali sintomi del PTSD:

  1. Risperimentazione, attraverso memorie vivide e intrusive, flashback o incubi;
  2. Evitamento di pensieri, ricordi e di stimoli esterni associati al trauma;
  3. Iperattivazione, cioè ipervigilanza ed esagerata risposta d’allarme.

In aggiunta al PTSD semplice invece, le persone con PTSD complesso presentano compromissioni gravi e durature in diverse di aree di funzionamento, quali:

  1. Regolazione delle emozioni e controllo degli impulsi: le persone con C-PTSD non riescono a gestire emozioni intense e improvvise (come la rabbia) e possono mettere in atto condotte auto-distruttive (autolesionismo, abuso di sostanze, ecc.) quando iniziano a percepire come intollerabili e opprimenti anche minimi fattori di stress; possono avvertire anche costante sensazione di vuoto o sentirsi costantemente in allerta o in pericolo;
  2. Alterazione della percezione di sé: le vittime di esperienze traumatiche complesse sviluppano una visione di se stesse come indesiderate, non amabili, deboli, impotenti, “danneggiate” e provano senso di colpa e vergogna cronici perché, in molti casi, si ritengono responsabili dell’abuso che hanno subìto;
  3. Difficoltà nei rapporti interpersonali: incapacità di fidarsi o di entrare in intimità con gli altri, elevata sospettosità, pensiero paranoico e isolamento sociale;

Tutti questi sintomi sono persistenti e causano difficoltà sul piano personale, lavorativo, scolastico, amicale o familiare.

Sintomatologia secondaria

Le persone con C-PTSD possono anche presentare altre caratteristiche che, pur non rientrando nella definizione ICD sopra descritta, risultano essere molto comuni:

  1. Pensiero catastrofico e rimuginio: pensare che la vita non abbia più senso e che non saranno mai in grado di apportare alcun cambiamento positivo, come anche immaginare che ogni azione o situazione non possa che avere esito negativo;
  2. Somatizzazione: presenza di sintomi cronici a livello somatico (dolori addominali, nausea, vomito, mal di testa, dermatiti, patologie autoimmuni, ecc.) che non sono riconducibili a delle cause mediche, ma che sono il risultato di alterazioni neuro-biologiche provocate dalle esperienze traumatiche (iper-attivazione del Sistema Nervoso Centrale, eccessiva produzione delle catecolamine, bassi livelli di serotonina, eccessiva produzione di adrenalina e cortisolo);
  3. Presenza di sintomi dissociativi: ovvero interruzione nei processi di coscienza, memoria, accesso alle emozioni, identità e percezione; presenza di comportamenti difensivi messi in atto dai pazienti per sottrarsi ai pensieri, ai ricordi, alle sensazioni fisiche e alle emozioni legate alle esperienze traumatiche;
  4. Presenza di ideazione suicidaria: il sentirsi senza speranza e il vedere il futuro come catastrofico, come anche la percezione di impotenza rispetto alla propria sofferenza, può portare queste persone a vedere il suicidio come una possibile via di fuga dal dolore che sperimentano. Ci possono poi essere diversi livelli di gravità: c’è chi idealmente vede il suicidio come una lontana possibilità, ma comunque tranquillizza sapere che in extremis è possibile ricorrervi, c’è chi lo pianifica più o meno dettagliatamente e c’è chi passa all’agito suicidario.

Trattamento del PTST complesso

Mentre nel PTSD semplice è possibile lavorare direttamente sulla memoria traumatica e solitamente si risolve nel giro di poco tempo, il lavoro terapeutico sul PTSD complesso è più lungo e meno lineare. Questi pazienti infatti sono molto attivati, spaventati e, poiché spesso il trauma è molto antico o molto doloroso, o non ne hanno memoria (perché risale alla fase preverbale o semplicemente l’hanno rimosso), o hanno ricordi frammentati e alterati di ciò che è successo e fanno fatica a portarlo su un piano esplicito e verbale, o lo ricordano ma senza provare emozioni o, al contrario, con eccessivo coinvolgimento emotivo.

Il lavoro sul PTSD complesso si può suddividere in tre fasi:

  1. Fase di stabilizzazione: in questa fase si costruisce un rapporto di fiducia nella relazione terapeutica, creando un posto simbolico in cui il paziente possa sentirsi accolto e al sicuro. Si fanno esercizi di grounding, si impara la respirazione calmante al fine di gestire l’iperattivazione e le memorie intrusive, si rinforzano risorse, si fa psicoeducazione e si spiega al paziente che cos’è il trauma complesso e cosa gli sta succedendo, in modo che possa sentirsi più forte grazie al fatto di essere consapevole del perché sta così male o ha sviluppato determinati sintomi o pattern di comportamento;
  2. Fase di trattamento delle memorie traumatiche: questa fase è dedicata all’elaborazione delle memorie traumatiche e delle emozioni e credenze su se stessi, sugli altri e sul mondo ad esse associate. Per fare ciò è possibile utilizzare diverse tecniche che preferibilmente, trovandosi generalmente di fronte a memorie traumatiche registrate nel corpo -sottoforma di sintomi somatici- o a stati dissociativi di vario livello di gravità, prediligano il lavoro sugli aspetti somatici e puntino a mettere in comunicazione e co-coscienza le varie parti della persona, ognuna delle quali è portatrice di qualche aspetto importante -seppur frammentato- del ricordo traumatico. Trattandosi infatti di pazienti che fanno fatica ad accedere ai ricordi, è sconsigliato utilizzare solo il classico canale verbale che si basa sul colloquio clinico. Tra queste tecniche ricordiamo l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) e il Clinical EFT (Emotiona Freedom Techniques);
  3. Fase di integrazione e riabilitazione: in quest’ultima fase si lavora sull’integrazione dalle parti in modo da ripristinare continuità e coscienza tra le varie parti del sé e ci si concentra sul tempo presente, lavorando sul costruire un migliore adattamento del paziente nei vari ambiti di funzionamento (lavorativo, familiare, sociale, sessuale) e si lavora sui vari trigger che possono riattivare il trauma. Infine, in questa fase ci si prepara per la conclusione della terapia e per la prevenzione delle ricadute.

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