0

La sindrome da “workaholism”: la dipendenza da lavoro come fenomeno emergente

01 Gen

Il termine workaholism è stato introdotto da Oates nel 1971 per indicare un comportamento patologico per cui la persona avverte l’incontrollabile bisogno di lavorare incessantemente.

Prima degli anni ’70 tale comportamento veniva socialmente stimato, incoraggiato e ammirato, finché nel 1969 in Giappone non è stato rilevato il primo decesso proprio a causa dell’eccessivo stress derivante dal lavoro. In Italia solo a metà degli anni ’90 il mondo scientifico è arrivato a valutare tale comportamento come patologico.

Attualmente la workaholism rientra nelle New Addictions (ovvero le nuove dipendenze comportamentali come per esempio dipendenza da internet, da shopping, da gioco d’azzardo), viene infatti più comunemente definita come dipendenza da lavoro.

Secondo la definizione di Robinson (1998) il workaholism è “un disturbo ossessivo-compulsivo che si manifesta attraverso richieste auto-imposte, un’incapacità di regolare le proprie abitudini di lavoro ed eccessiva indulgenza nel lavoro fino all’esclusione delle altre principali attività della vita”; il woarkaholic è una persona “il cui bisogno di lavorare è talmente eccessivo da creare notevoli disagi ed interferenze nello stato di salute, nella felicità personale, nelle relazioni personali e familiari e nel suo funzionamento sociale”.

Ciò che rende difficile riconoscere e diagnosticare tale patologia è proprio quel retaggio culturale per cui ancora oggi il lavoro, anche se eccessivo, viene visto come una virtù, rendendosi conto difficilmente di quando inizia ad essere patologico; o peggio ancora, è facile che i vari boss o datori di lavoro facciano leva su tale comportamento per fini produttivi, disinteressandosi alla salute del dipendente; come anche generalmente la logica aziendale è quella del raggiungimento del più alto numero di obiettivi nel più breve tempo possibile, peraltro lavorando in condizioni davvero stressanti, caratterizzate da notevole sovraccarico.

Elenco di seguito i più comuni sintomi della workaholism, che possono aiutare a riconoscere più facilmente il fenomeno:

  • Numero elevato di ore (almeno 12 al giorno) in cui ci si dedica volontariamente al lavoro;
  • Assenza di tempo di riposo: generalmente anche i fine settimana sono dedicati al lavoro e non si fa vacanza; il tempo dedicato al riposo notturno è notevolmente ridotto, con conseguenti vari disturbi psicofisici;
  • Aumento di peso e disturbi dell’appetito;
  • Irritabilità, sbalzi d’umore, appiattimento emotivo;
  • Ansia e panico quali sintomi di astinenza quando non si lavora;
  • Abuso di sostanze stimolanti quali caffeina o spesso anche cocaina, con le conseguenze che tali dipendenze comportano.

Il workaholic, avendo sbalzi adrenalinici elevati, è spesso aggressivo con i colleghi o con i familiari, è concentrato solo sul successo professionale, trascura la famiglia, lavora anche al di fuori dell’orario lavorativo al di là delle richieste o delle necessità dell’azienda, anche quando non sta lavorando continua a ripensare al lavoro cercando soluzioni, non coltiva altre passioni o hobbies al di fuori del lavoro, sembra instancabile rispetto al lavoro, è rigido, perfezionista e ambizioso, non riesce a rilassarsi e quando non lavora si sente agitato o annoiato.

Questo chiaramente ha delle conseguenze anche rispetto alla qualità della vita sociale e affettiva della persona: il workaholic infatti tende ad isolarsi socialmente ed è sempre più assente e distante dalla famiglia, con conseguente deterioramento delle relazioni affettive.

Secondo Spence e Robbins (1992) sono tre gli aspetti che caratterizzano un workaholic:

  • Impegno nel lavoro;
  • Motivazione al lavoro;
  • Piacere ricavato dal lavoro.

Quali sono invece le cause che favoriscono lo sviluppo di questa psicopatologia?

Il workaholic è tipicamente una persona che viene educata con un forte senso del dovere e un’elevata spinta al perfezionismo, difatti è frequente che sin da bambini diano risultati eccellenti nelle prestazioni sia scolastiche sia extrascolastiche, volendo raggiungere gli elevati standard richiesti dai genitori, con lo scopo di ottenere approvazione da parte loro.

Anche l’elevata disponibilità di supporti tecnologici non aiuta, in quanto smartphone e tablet consentono alla persona di essere continuamente reperibile, rendendo più labile il confine tra lavoro e vita privata.

Ci sono inoltre tratti di personalità, secondo Ng (2007), che risultano altamente associati al workaholism, come l’essere ambiziosi, competitivi, desiderosi di raggiungere obiettivi elevati, orientati alla ricerca di soluzioni per superare ostacoli, l’avere una boriosa opinione di sé e un’eccessiva fiducia nelle proprie capacità, l’essere orientati al successo, perfezionisti ed estremamente precisi, esigenti e coscienziosi.

Come già detto, è molto difficile individuare tale psicopatologia in quanto spesso risulta parte strutturante della propria personalità oltre che accettata e ben vista sia da chi ne è portatore sia dall’entourage lavorativo. Il parere invece degli amici o dei familiari tende a diventare meno rilevante e quindi non preso in considerazione, diventando un’area di secondaria importanza per il soggetto.

Ciò che spinge di solito i workaholic a chiedere aiuto è l’accentuarsi dei vari sintomi secondari quali ansia, attacchi di panico, irritabilità, disturbi del sonno, dell’appetito o dipendenza da sostanze. Sarebbe tuttavia auspicabile non attendere un peggioramento degli stessi ma agire preventivamente. Un percorso di psicoterapia può essere sicuramente adeguato per comprendere, al di là delle predisposizioni generali, ciò che spinge a livello di motivazione individuale a mantenere un comportamento di questo tipo, acquisendo maggiore consapevolezza sia delle cause sia delle conseguenze che la dipendenza da lavoro comporta, spesso fonte di sofferenza al di là del garantito successo lavorativo.

Ng, T. W. H., Sorensen, K., & Feldman, D. (2007). Dimensions, antecedents, and consequences of workaholism: A conceptual integration and extension. Journal of Organizational Behavior, 28, 111–136. doi:10.1002/job.424.

Oates W. (1971) Confessions of a workaholic: The facts about work addiction, New York: World.

Robinson B.E. (1998) Chained to the desk, New York: New York University Press.

Spence J.T., Robbins A.S. (1992) Workaholism: Definition, measurement, and preliminary results, Journal of Personality Assessment, 58:160-178.

 

La Dott.ssa Annarita Scarola è una Psicologa Psicoterapeuta specializzata in Dipendenze Comportamentali, tra cui il workaholism, con sede a Milano.

Soffri o pensi di soffrire di workaholism?

Clicca qui per contattarmi e ricevere una consulenza senza impegno

Comments (2)

  • Michele Russo

    Dicembre 23,2021

    Dottoressa Buongiorno e complimenti. Una domanda: il workaholic è riconosciuta come patologia in italia?

    • Dott.ssa Annarita Scarola

      Maggio 02,2022

      Buongiorno, il workaholic non è presente nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, ma nonostante ciò è clinicamente considerato un comportamento patologico, in quanto rientra tra le dipendenze di ultima generazione.

Family Therapy

FIND OUR MORE

Newsletter Sign Up

Sign up for news and special offers



    Cart

    No products in the cart.

    Search
    Select the fields to be shown. Others will be hidden. Drag and drop to rearrange the order.
    • Image
    • SKU
    • Rating
    • Price
    • Stock
    • Availability
    • Add to cart
    • Description
    • Content
    • Weight
    • Dimensions
    • Additional information
    Click outside to hide the comparison bar
    Compare