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L’equilibrio instabile tra il bisogno di controllo e la paura di perderlo

24 Nov

Tutti abbiamo bisogno di tenere tutto sotto controllo ma nessuno ci riesce. Semplicemente perché è impossibile: facciamocene una ragione.

La risposta più prevedibile alla difficoltà di tollerare l’incertezza è il bisogno di controllo: controllare sia fattori esterni (accertarsi che tutto sia in ordine, evitare situazioni pericolose) sia fattori interni (battito cardiaco, respiro, emozioni) per cercare di evitare il verificarsi delle catastrofi temute.

Il problema è che quanto più cerchiamo di tenere tutto sotto controllo, tanto più, quando ci rendiamo conto che questo non è possibile, ci sembra di perderlo, con le conseguenti emozioni di ansia, rabbia e frustrazione.

Questa costante oscillazione tra il bisogno di controllo e la paura di perderlo è tipica del disturbo da attacchi di panico.

Quando si ha paura di qualcosa, il corpo si prepara ad affrontare il pericolo e a preparare il comportamento di risposta all’evento, cioè la fuga o l’attacco. È per questo che quando abbiamo paura sperimentiamo nel corpo una serie di segnali governati dal sistema nervoso autonomo come il fiato corto (che serve ad immagazzinare più ossigeno), aumento del battito cardiaco (il sangue circola più velocemente, le arterie si restringono e viene pompato più sangue verso gli arti e gli organi più importanti per la risposta al pericolo), chiusura dello stomaco (la digestione si interrompe perché il sangue viene tolto dove non serve e mandato dove è prioritario), dilatazione pupillare (per consentire all’organismo attivato una visione più acuta di ciò che sta succedendo), contrazioni muscolari (funzionali a preparare il corpo alla fuga, all’attacco o a difendersi). Inoltre il sistema endocrino rilascia ormoni nel sangue come l’adrenalina e il cortisolo, ormoni che facilitano un aumento del metabolismo.

Tale situazione di alterazione dell’omeostasi comporta l’instaurarsi di meccanismi di compenso, responsabili delle sensazioni di capogiro, perdita di sensi e squilibrio.

Non possiamo controllare tutto ciò poiché è un meccanismo che parte in modo automatico; anzi, è importante sapere che ce l’hanno non solo gli esseri umani ma tutti i vertebrati.

E tutto questo accade sia quando il pericolo minaccia l’incolumità fisica (un’automobile che sta per investirci o un rapinatore che ci insegue) sia quando minaccia quella psicologica (il nostro capo che ci rimprovera); sia quando il pericolo è contingente sia quando lo immaginiamo relativamente ad un tempo futuro.

Il problema è che spesso non si sa che, quando la minaccia è psicologica e differita nel tempo, causa esattamente lo stesso tipo di attivazione fisiologica di una minaccia fisica e contingente, scatenando una serie di altre preoccupazioni (“Da dove viene tutto ciò? Sarò malato? Cosa penseranno gli altri?”) e di giudizi correlati (“Sono debole, fragile, incapace di far fronte agli eventi, non mi so controllare”).

Inoltre a ciò si aggiunge la tendenza tipica della persona ansiosa a focalizzarsi sugli stati interni: questo porta a percepire le emozioni con maggiore intensità e spaventarsi di tale attivazione fisiologica, con la conseguenza che la paura e i sintomi ad essa legati aumentano sempre di più:

si tratta del cosiddetto circolo vizioso della paura della paura. Ed ecco che ci sembra di perdere il controllo. La beffa è che ci si ammala a causa della stessa emozione che dovrebbe garantirci la sopravvivenza.

Come si cerca di far fronte a tutto ciò? Cercando di controllare tutto: prevedere il futuro e ogni possibile evento catastrofico che possa verificarsi, tenere sotto controllo il proprio corpo e le proprie emozioni per paura di non poterle reggere, evitare tutti i posti e le persone che potrebbero scatenare questa reazione, cercare informazioni su internet (spesso inattendibili o non pertinenti al nostro problema). Ogni minima variazione fisiologica ed emotiva sarà infatti interpretata come gravemente minacciosa per la propria sopravvivenza.

Una maggiore conoscenza di quello che accade quando ci spaventiamo e una psicoterapia cognitivo comportamentale che aiuti ad interpretare gli eventi in modo più funzionale possono aiutare a relazionarci in modo più adeguato al nostro corpo e all’emozione della paura.

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