Domande Frequenti

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DOMANDE FREQUENTI

[/et_pb_text][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section][et_pb_section fb_built=”1″ admin_label=”Section” _builder_version=”3.22″ background_color=”#dddddd” custom_padding=”28px||0px||false|false” custom_padding_tablet=”0px||0px|” transparent_background=”off” global_colors_info=”{}”][et_pb_row column_padding_mobile=”on” custom_padding_last_edited=”on|desktop” admin_label=”Row” _builder_version=”3.25″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_padding=”0||0px||false|false” custom_padding_tablet=”90px||0px|” custom_padding_phone=”” use_custom_width=”on” global_colors_info=”{}”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.25″ custom_padding=”|||” global_colors_info=”{}” custom_padding__hover=”|||”][et_pb_divider color=”#182A3F” divider_weight=”4″ admin_label=”Divider” _builder_version=”3.23.4″ height=”0px” hide_on_mobile=”off” global_colors_info=”{}”][/et_pb_divider][et_pb_toggle title=”Quanto dura una psicoterapia?” open_toggle_text_color=”#182A3F” open_toggle_background_color=”#dddddd” closed_toggle_text_color=”#182A3F” closed_toggle_background_color=”#dddddd” icon_color=”#182A3F” open_icon_color=”#182A3F” admin_label=”Toggle” _builder_version=”4.13.0″ title_text_color=”#182A3F” title_font=”Open Sans|on|||” title_font_size=”24″ body_font=”Open Sans||||” body_text_color=”#666666″ body_font_size=”18″ body_line_height=”1.6em” background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_padding=”2px|0px|2px|0px” hover_enabled=”0″ title_font_size_tablet=”18″ title_font_size_phone=”” title_font_size_last_edited=”on|tablet” custom_css_toggle_icon=”font-size:20px;||” border_width_all=”1px” border_color_all=”rgba(0,0,0,0)” border_style_all=”solid” use_border_color=”on” border_color=”#f7f7f7″ border_style=”solid” global_colors_info=”{}” sticky_enabled=”0″]

Da uno psicoterapeuta è possibile sostenere diverse tipologie di percorsi:

  • La consulenza psicologica è un ciclo di 3 o 4 incontri finalizzato a costruire un quadro generale sul funzionamento cognitivo, emotivo e relazionale della persona e mettere in rilievo eventuali nodi problematici;
  • Il supporto psicologico è un intervento non terapeutico, strutturato circa in una decina di incontri, ed è rivolto a persone che stanno attraversando un periodo di crisi o stanno sperimentando un disagio legato ad un particolare ambito di vita, ma che non presentano sintomi rilevanti o un quadro clinico tale da necessitare di un intervento di psicoterapia;
  • La psicoterapia è un percorso che interviene profondamente sulla personalità dell’individuo, rendendolo stabilmente diverso da come era inizialmente. La durata di una psicoterapia dipende molto dal tipo di orientamento del terapeuta.

La psicoterapia cognitivo comportamentale prevede periodi di durata almeno annuale e a volte anche maggiori; è impossibile tuttavia fare una previsione esatta di quanto durerà un percorso di psicoterapia in quanto ci sono diversi fattori in gioco: in quanto tempo si crea un rapporto di fiducia tra terapeuta e paziente, di quanto tempo ha bisogno il paziente per cambiare alcuni aspetti della propria personalità, quanto riesce a mantenere tali cambiamenti nel tempo.

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Lo scopo della psicoterapia è il cambiamento, che passa attraverso una maggiore consapevolezza di sé, dei propri pensieri, delle proprie emozioni, dei propri comportamenti, dei propri bisogni, del proprio modo di vedere se stessi, gli altri e il mondo, del proprio modo di relazionarsi con gli altri. Attraverso la relazione terapeutica come strumento, la persona apprende modi nuovi di stare al mondo e scopre risorse personali e strategie che le consentono di far fronte al proprio disagio in modo più efficace, sperimentando un maggiore benessere e riducendo la sofferenza che l’ha spinta a chiedere aiuto.

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Lo psicologo ha conseguito una laurea di cinque anni in psicologia, ha svolto un tirocinio professionalizzante di un anno e ha effettuato l’esame di stato per l’abilitazione. È iscritto all’albo professionale della sua regione. Uno psicologo si occupa di prevenzione, diagnosi, ricerca, può fare consulenze brevi in ambito clinico, può fare consulenza in aziende nell’ambito delle risorse umane, può somministrare test di personalità, di abilità o di profitto.

Lo psicoterapeuta è un professionista che ha conseguito o una laurea di cinque anni in psicologia o una laurea di sei anni in medicina e chirurgia, ha effettuato l’esame di stato per l’abilitazione, è iscritto all’albo professionale dei medici o degli psicologi della sua regione e ha frequentato una scuola di specializzazione in psicoterapia. Le scuole di psicoterapia possono durare dai quattro ai sei anni e possono avere diversi orientamenti. Uno psicoterapeuta si occupa di diagnosi e cura dei disturbi mentali, può fare prevenzione o ricerca. Si serve di strumenti come il colloquio, l’osservazione dei comportamenti e delle dinamiche relazionali o la somministrazione di test. Può somministrare farmaci solo se è un medico, ma non se è uno psicologo.

Lo psichiatra ha conseguito una laurea di sei anni in medicina e chirurgia più un tirocinio professionalizzante e ha conseguito la specializzazione di quattro anni in psichiatria. Ha effettuato l’ esame di stato per l’abilitazione professionale ed è iscritto all’ordine dei medici.  La sola specializzazione in psichiatria permetterebbe agli psichiatri di iscriversi all’albo degli psicoterapeuti, trattandosi di percorsi equiparabili. Tuttavia è frequente che i colleghi psichiatri decidano di frequentare una scuola di psicoterapia, per avere un quadro teorico di riferimento e apprendere nozioni e tecniche più prettamente psicologiche, che la sola formazione di tipo medico non fornisce.  A differenza dello psicologo, lo psichiatra può somministrare farmaci, si occupa di diagnosi e cura e concepisce la psicopatologia soprattutto come uno squilibrio biochimico all’interno del funzionamento del sistema nervoso.

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No, lo psicologo non può somministrare farmaci. Può somministrarli uno psicoterapeuta solo se è anche un medico (psichiatra o di altre specializzazioni), ma non se di formazione è uno psicologo.

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Il pronome Lei è spesso percepito come formale, freddo, distanziante. Il setting di una psicoterapia però è uno spazio speciale, in cui si fa qualcosa di insolito: si parla degli aspetti più profondi di sé, delle proprie sofferenze, paure, pensieri, emozioni, aspetti talvolta mai condivisi con nessuno.

A maggior ragione allora, perché darsi del Lei? Sebbene questo possa creare disappunto perché contrasta con l’idea di doversi mettere a nudo e parlare di sé e sebbene il Tu possa apparentemente, in un primo momento, facilitare il dialogo, diventerebbe successivamente un ostacolo, perché quando si arriva a toccare temi profondi e soprattutto scomodi, una percezione di eccessiva intimità non favorisce il processo terapeutico e può rendere addirittura più faticoso il parlare di sé. Al contrario, il Lei può favorire la percezione che ad aiutarci non è un amico ma è un professionista, che supporta il paziente grazie alle sue competenze e non in virtù dell’affetto e della confidenza creatasi.

Infine il Lei protegge il terapeuta dal cosiddetto transfert (ovvero quel meccanismo per cui l’individuo tende a spostare sentimenti, emozioni e pensieri provati in passato all’interno di una relazione significativa, su una persona coinvolta in una relazione interpersonale attuale –quella con lo psicoterapeuta in questo caso-), garantendo al professionista quella lucidità e quel distacco necessari affinché possa aiutare il paziente, evitando però un coinvolgimento affettivo che risulterebbe dannoso per quest’ultimo: i sentimenti del paziente diventeranno così oggetto di lavoro, senza che il terapeuta si lasci coinvolgere da essi.

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Sì, è possibile detrarre le prestazioni sanitarie rese da uno psicologo o da uno psicoterapeuta.

Secondo la circolare N.20/E del 2011 emessa dall’Agenzia delle Entrate  infatti, le prestazioni sanitarie professionali dello psicologo e dello psicoterapeuta sono equiparabili a quelle di un medico: dunque le prestazioni sanitarie offerte da psicologi e psicoterapeuti per finalità terapeutiche sono ammesse alla detrazione fiscale.

Le spese sanitarie rese dallo psicologo danno luogo a una detrazione del 19% della spesa complessiva per le prestazioni sanitarie, con una franchigia pari a 129,11 euro.

Inoltre il Ministero della Sanità ha decretato nel 1994 che le prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione fornite dagli esercenti le professioni sanitarie soggette a vigilanza, compresi dunque gli psicologi, siano esenti dall’imposta sul valore aggiunto (IVA).

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Capita talvolta che un amico o un familiare ci confidi che sta attraversando un momento di difficoltà o di sofferenza: umore depresso, attacchi di panico, una situazione conflittuale col partner, una transizione di vita che disorienta, una separazione dolorosa, un lutto… Sarebbe opportuno in questi casi consigliare una consulenza da uno psicologo, anche se spesso non lo si fa per discrezione o per paura di “patologizzare” la difficoltà di chi ci parla. Questo tuttavia è un pregiudizio che non trova fondamento logico: se una persona avesse continuamente mal di testa non gli consiglieremmo di consultare un medico?

Diversa invece è la situazione in cui ci si rende perfettamente conto di qual è la difficoltà dell’altro, soprattutto se ci coinvolge in prima persona, ma il soggetto in questione non se la riconosce affatto e pertanto, nonostante gli si consigli caldamente di rivolgersi ad uno psicologo, l’interessato non lo ritiene utile.

In questo caso purtroppo non ci sono delle strategie per poter convincere qualcuno ad entrare in psicoterapia. La motivazione intrinseca, infatti, è elemento imprescindibile nel processo terapeutico. Difficilmente una persona può trarre giovamento dal colloquio con uno specialista, medico o psicologo che sia, se non ritiene utile e sensato per sé farlo. Dunque è opportuno invitare qualcuno a consultare uno psicologo, ma sarà poi solo lui a valutare l’appropriatezza del nostro suggerimento, in relazione alle proprie credenze e valori di riferimento.

Frequentemente gli psicologi ricevono telefonate da parenti o amici di persone in difficoltà, che peraltro non sono neanche al corrente di tale iniziativa, chiedendo come si può fare per convincerle a farsi aiutare.

A questa domanda purtroppo non c’è una risposta; lo psicologo non può far altro che invitare chi ci contatta a manifestare al potenziale paziente la preoccupazione nei suoi confronti, proponendogli di rivolgersi ad un professionista. Se però la persona in questione non riconosce la propria sofferenza o non ritiene che un percorso terapeutico possa essergli utile non lo si può convincere o costringere.

Solo in rari casi di estrema gravità della patologia, ove è evidente la pericolosità per sé e per gli altri negli agiti di una persona, è possibile richiedere un trattamento sanitario obbligatorio.

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